La "fallacia ad Renzim", ovvero come occuparsi dei problemi senza affrontarli (migranti compresi)

Prendete un problema serio e decisivo come quello delle migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa e adducete come causa (e nemico) qualcuno o qualcosa la cui rilevanza non è minimamente proporzionata al problema, come uno scafista, ma su cui si può spostare con successo tutto l’odio mediatico.
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Matteo Renzi (foto LaPresse)

Non so se chiamarla “ad Renzim” o “ad ducem europeum”. È la nuova fallacia, errore di ragionamento, che i leader europei rischiano di conclamare sulla situazione dei migranti. La fallacia – occorre un nome latinizzante per indicarle – è la seguente: prendete un problema serio e decisivo come quello delle migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa e adducete come causa (e nemico) qualcuno o qualcosa la cui rilevanza non è minimamente proporzionata al problema, come uno scafista, ma su cui si può spostare con successo tutto l’odio mediatico.
Milioni di persone si riversano in Europa in fuga da situazioni violente e complesse, tante volte provocate dalla cecità politica e culturale di interventi o non interventi improvvidi dello stesso Occidente. Uomini e donne in cerca di una vita migliore o, meglio ancora – come l’ha detta il Papa con un’espressione solo apparentemente infantile – della felicità. In questa ricerca ci sono questioni gravi di cultura, religione, economia, società. E poi ci sono i problemi di ciascuno, i destini dell’uno e dell’altro. E mischiati in tutto questo, certamente, anche terroristi, malviventi, approfittatori. Una situazione di immensa complessità, che richiederebbe – solo per fare qualche accenno – qualche giudizio sul rapporto degli ultimi anni con gli Stati arabi, sull’appoggio troppo frettoloso a primavere arabe e campagne, come quella di Libia, poggiate su dubbie notizie (i finti 30000 morti in piazza a Tripoli ce li ricordiamo?), sulla necessità di un approfondimento culturale di che cosa voglia dire accogliere e su che cosa sia un dialogo vero tra persone che hanno credenze e culture diverse. Problemi enormi e complessi, che richiedono studio e azioni coraggiose piene di progettualità.
Rispondere a tutto questo dicendo che il problema sono gli scafisti e che a loro dobbiamo fare guerra è come dire che il problema della droga sono gli spacciatori. Ma è una mossa che tutti i leader europei tendono a ripetere, dimostrando – come sostiene spesso Ruggeri anche su questo giornale – che sono una classe che viene dalla medesima scuola, una scuola dove i problemi si devono evitare ma il consenso deve aumentare. Ed ecco la fallacia “ad Renzim” o “ad ducem europeum”. C’è il problema della giustizia? Occorre una riforma radicale? Certo, ecco causa e colpevole tanto ovvio quanto irrilevante: le ferie dei magistrati! C’è il problema dell’istruzione e dell’educazione? Quello lo rimandiamo a un bel disegno di legge futuribile e intanto individuiamo il vero problema: l’edilizia scolastica! Sono cause facili e sule quali non si può che concordare ma che lasciano il problema esattamente com’è, solo che il tempo lo farà esplodere.
[**Video_box_2**]Sul Guardian” di qualche giorno fa c’era un intervista a uno degli organizzatori di viaggi della morte, un laureato in legge, che irrideva il piano europeo: ogni scafista guadagna decine di migliaia di euro a viaggio e dunque si troverà sempre qualcuno pronto a correre il rischio; i kilometri di costa da controllare sono migliaia e le maglie europee della sicurezza lasceranno sempre filtrare qualcuno. Il criminale proponeva di stabilizzare la situazione politica in Libia e negli altri Stati cercando di capire i problemi delle minoranze interne e intervenire sovvenzionando e addestrando la polizia locale. Ci avesse detto anche che occorreva favorire l’educazione ed entrare nei programmi di insegnamento potevamo provare a invitarlo al Consiglio d’Europa. Ma con argomenti tanto precisi rischierebbe di non essere capito.